Il rapimento di Farouk Kassam, sequestrato a Porto Cervo nel 1992: la prigionia, la mutilazione dell’orecchio, il riscatto, Matteo Boe e la liberazione dopo 177 giorni.
Il nome di Farouk Kassam è legato a uno dei rapimenti più drammatici della cronaca italiana degli anni Novanta. Aveva appena sette anni quando, il 15 gennaio 1992, venne portato via dalla villa della sua famiglia a Porto Cervo, in Sardegna. Figlio di Fateh Kassam, imprenditore alberghiero della Costa Smeralda, il bambino diventò il simbolo di una stagione in cui i sequestri di persona erano ancora una ferita aperta per l’isola e per tutto il Paese.
Il suo caso colpì l’opinione pubblica per la giovane età della vittima, per la durata della prigionia e per la crudeltà dei sequestratori. Farouk rimase nelle loro mani per quasi sei mesi, nascosto in condizioni durissime, mentre la famiglia, gli investigatori e l’Italia intera seguivano una vicenda piena di tensione, trattative, appelli e silenzi.

Farouk Kassam: il rapimento a Porto Cervo e la prigionia
La sera del 15 gennaio 1992 un gruppo di banditi fece irruzione nella casa dei Kassam e portò via il bambino. Il sequestro venne collegato al banditismo sardo e, in particolare, alla figura di Matteo Boe, uno dei nomi più noti dell’Anonima sequestri.
Durante la prigionia arrivò il gesto che rese il caso ancora più scioccante: a Farouk venne mutilato un orecchio, poi fatto recapitare alla famiglia come prova e pressione per ottenere il pagamento del riscatto. Fu un passaggio terribile, che trasformò il rapimento in un trauma collettivo e aumentò l’indignazione pubblica.
La liberazione e le condanne
Farouk tornò libero nella notte tra il 10 e l’11 luglio 1992, dopo 177 giorni di prigionia. Era vivo, ma la sua storia aveva già lasciato un segno profondo nella memoria italiana. La liberazione arrivò dopo il pagamento di un riscatto, in un contesto rimasto per molti aspetti controverso e discusso.
Matteo Boe venne poi arrestato, estradato e condannato per il sequestro Kassam. Nel 2017 uscì dal carcere dopo aver scontato 25 anni di detenzione anche per altri sequestri. Per il rapimento furono condannati anche altri uomini, tra cui Ciriaco Baldassarre Marras e Mario Asproni, indicati come responsabili nel processo celebrato a Tempio Pausania.
Il rapimento di Farouk Kassam resta uno dei casi più ricordati della cronaca italiana: non solo per la violenza subita da un bambino, ma anche perché segnò simbolicamente l’inizio della fine di una lunga stagione di sequestri in Sardegna. Una storia di paura, trattative e dolore, rimasta impressa come una delle pagine più dure degli anni Novanta.